CINQUECENTO x 2
La 500, nata nel 1974, è parte della storia d’altura italiana ed è stata la prima regata a lunga percorrenza riservata a due membri d’equipaggio.
Dal 1994 è stata creata anche la 200.
| Marinariello 20 giugno 2009 |
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MARINARIELLO 20 GIUGNO 2009
A 4 miglia dall'osservanza di Susak, di botto il vento cala e la barca si ferma, quasi una mano divina avesse agganciato la sua chiglia.. Ed è festa finita. Pochi minuti di stanca ed entra vento nuovo da nord.
Da lì a Promontore sarà ancora bolina, con lo stesso vento, ma a calare.
Quarnaro, 17 miglia di traversata in uno leggendario specchio d'acqua tanto imprevedibile quanto procelloso. Dio, quante volte l'ho attraversato nella mia vita, ed in che condizioni, e con quali barche.....
Dal vecchio Rais, Cutter norvegino costruito a Lussino nel 1954, in legno, già Tahiti di Bross, sempre con il fido Walter. Barca che faceva acqua da tutte le parti, con un motore Coach da 15 hp a benzina, su cui ho speso parte delle mie risorse per farlo funzionare a dovere, ed al quale ho fatto fare un'ingloriosa fine sul fondo di qualche golfo imprecisato dell'alto adriatico, preso dalla disperazione, per non avere più tanfo di benzina a bordo, e per avere 150 kg. di peso inutile a bordo. Aveva però un grandissimo pregio: era silenziosissimo. Infatti non funzionava mai.
L'ho attraversato 1000 volte con Fanatic, altra barca su cui ho lasciato la mia giovinezza, in gita ed in regata, Meccanostampi, il J39 con cui ho vinto la Rimini Corfù Rimini, Alexandra, L'esprit d'equipe, Darder, Gaia Legend, Mali Viharnik, Esimit, Goose & Gander, Stradivaria...... ed oggi ancora con Marinariello.
"Quarnaro, Quarnaro, che se no'l fussi blu e non gavesi acqua corente, se vedesi le ossa dela gente."
Così recita un vecchio detto dalmato, inneggiando alla pericolosità del Quarnaro.
Vi posso assicurare che quando la bora si comprime fra la costa e l'isola di Cherso, fra Brestova e Porozina, che naturalmente creano lo strozzo di un'enorme tubo di venturi, esce e spazza dalla parte opposta con tale forza e veemenza, ed alza una tale onda corta e ripida, da fare impallidire i marinai più duri, quelli che sul mare ci vivono, non come noi che ci pascoliamo.
Al tramonto combattiamo con due nodi d'aria da nord e corrente da 1.5 kn contro al traverso di Capo Promontore. Sarà un'agonia lunga fino alle tre del mattino.
A mezzanotte, dopo tre ore di lotta contro gli elementi ed a tre miglia percorse, per la prima volta, come successe a Gesù Cristo sulla sua Via Crucis, cadiamo sfiniti sui sacchi delle vele, sotto il peso della nostra croce.
E per tre ore è stato buio, prima però ho legato il timone come Ulisse.
I fanali di via indicavano che eravamo là per le barche che avessero incrociato quei lidi. E per tre ore è stato il nulla.
Alle 3 Walter mi sveglia. L'anemometro si muove, mi dice. L'acqua è ancora piatta, ma si sente che qualcosa sta cambiando. Base, drizza, scotta, carrello e Marinariello riparte. Prima piano, poi via via più su fino alla piena potenza.
E sempre un occhio dietro per vedere se qualcuno è rimontato. C'è una barca là in fondo, si fa più grande. Speriamo non ci raggiunga.
A dieci miglia segnalo al comitato il nostro avvicinamento. E' quasi fatta. Mai dire mai comunque... A cinque miglia dal campanile di Caorle è di nuovo la bonaccia a beffarci...e pensare che bastava meno di un'ora.
000 000 ancora il nulla e neanche all'orizzonte nulla di buono.
E' estate però e quando la terra diventa più calda del mare l'aria comincia a muoversi, e si è mossa anche quell'aria che ci ha portato a casa. E poi?... CHAMPAGNE!
E' la mia seconda Cinquecento davanti. La prima su Fanatic sedici anni fa nel '93 e ve l'ho già raccontato. Oggi la barca è un'altra, ma il sapore è sempre lo stesso, non solo quello di essere davanti, ma quello di avere navigato meglio, anche se con una barca che nel '93 navigava già e quindi non di primo pelo.
E di averlo fatto con un amico, quello di quando eri giovane, quello della barca che "spandeva" a cui avevo insegnato i primi tre nodi fondamentali trent'anni prima. E di averlo fatto senza posate perchè nelle nostre teste c'era posto per le dotazioni e non per il cibo ed abbiamo mangiato con le mani pasta e riso precotti come i nostri primati. E di averlo fatto senza autopilota, perchè non funzionava. E l'abbiamo fatto con una barca non nostra, grazie alla fiducia di Carlo de Bona, montanaro d.o.c. E l'abbiamo fatto...perchè io e Walter siamo quelli...della barca che "spandeva". Il Rais.
Di cuore Berti Bruss e Walter Gruden
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